2 agosto 2019

COMMENTI RAZZISTI DEI BAMBINI E BAMBINE E POSSIBILI RISPOSTE SLEGATE DALL'APPROCCIO COLORBLIND


Abbiamo visto qui che dire “non importa il colore della pelle, siamo tutti uguali” impedisce di individuare e decostruire gli stereotipi, quindi di lottare contro il razzismo: eliminare la percezione che i bambini-e hanno delle differenze non offre loro la possibilità di imparare a rapportarsi ad esse in modo positivo. Soprattutto, è falso che “non importa il colore della pelle”, e di questo le persone di colore sono ben consapevoli. In una società profondamente razzializzata come quella in cui viviamo, le opportunità, la libertà, la semplice possibilità di trovare casa o lavoro, sono fortemente condizionate dal colore della pelle e da altre caratteristiche riconducibili all'appartenenza ad uno specifico gruppo etnico.

Dunque, cosa si può dire a un bambino-a o ragazzo-a che fa un commento razzista sul colore della pelle di un'altra persona?
(Questo vale anche in larga parte per commenti sessisti, abilisti, omofobi, ecc...).

Prendiamo il commento di cui si parlava in un post precedente: “Non voglio giocare con lei perchè è nera.”.
Considerazione preliminare: nessuno-a dovrebbe essere obbligato-a a giocare/parlare/stare con qualcuno; così come noi persone adulte vogliamo poter scegliere con chi passare il nostro tempo, la stessa possibilità deve essere data ai bambini-e, in base al tipo di attività che piace fare, ad affinità personali, ecc... Detto questo, poter scegliere con chi giocare/stare/parlare non significa escludere a causa del colore della pelle, caratteristiche fisiche, genere, abilità, situazione familiare o esprimere commenti offensivi o non rispettosi su colore della pelle, caratteristiche fisiche, genere, abilità, situazione familiare o altro.
Ecco allora alcune riflessioni per agire come genitori/educatori/educatrici su questi commenti.

Primo: è essenziale DIRE qualcosa. Anche se si sta facendo altro. Anche se si ha fretta. Anche se non sarebbe il momento migliore per affrontare questi argomenti. Non dire nulla significa rendere il commento accettato e accettabile, dargli agibilità. Il silenzio è complice del razzismo. Questo vale di fronte al commento fatto da un bambino-a così come di fronte al commento razzista fatto da qualsiasi altra persona. Meglio ancora può essere CHIEDERE perchè ha fatto quel commento, per sapere cosa esattamente voleva significare, da dove quel commento è venuto. (Spesso noi genitori/educatrici/educatori parliamo troppo e chiediamo troppo poco).

Secondo: non colpevolizzare. Tutti-e noi abbiamo stereotipi e pregiudizi, soprattutto inconsapevoli, che possono emergere dalle nostre parole e comportamenti, che provengono dal modo in cui siamo stati-e e siamo socializzati-e e che dobbiamo allenarci a riconoscere (e allenarsi a farlo è la prima prova per un genitore/educatore/educatrice che lotti contro la discriminazione; non è facile). Far sentire in colpa il bambino-a per aver esternato questo pensiero è ingiusto e controproducente (evitare di far sentire in colpa i bambini-e per quello che dicono o fanno sarebbe una regola da scolpirsi nella mente per qualsiasi occasione).

Terzo (anche questo sarebbe da scolpirsi nella mente): è importante focalizzarsi sui sentimenti, chiedere come ci si è sentiti-e a dire quelle parole, come si può essere sentito-a l'altro-a di fronte a quelle parole e come ci si sarebbe sentiti-e al suo posto. Focalizzarsi sui sentimenti non significa però focalizzarsi sulle reazioni dell'altro-a (o peggio ancora su eventuali punizioni o time-out): dire per esempio “ah, se dici così poi S. non vorrà più giocare con te” o “nessuno vorrà più giocare con te” significa far sì che il bambino-a riconduca tutto a se stesso-a, a benefìci per se stesso-a, in un processo in cui l'altro-a viene completamente eliminato nel suo valore e nella sua esistenza.

Quarto: non nuocere. Non nuocere al bambino-a che riceve il commento razzista, che può non aver voglia di essere messo-a sotto a un riflettore o sentire altri commenti che potrebbero emergere e che potrebbero essere ancora più razzisti. Parlare con i bambini-e di stereotipi, razzismo, sessismo è essenziale e anche istruttivo (per noi adulti soprattutto), ma una volta scoperchiato il vaso non si sa cosa potrebbe uscirne fuori, e chi è stato oggetto di commenti offensivi non deve essere messo nella condizione di vederne tutto il contenuto. Se pensiamo che la conversazione possa diventare troppo impegnativa da questo punto di vista, si può scegliere una risposta veloce ma decisa (per esempio qualcosa come “Forse non te ne sei accorto-a, ma hai detto una cosa poco gentile riguardo al tuo amico-a”, oppure “Offendere il colore della pelle di una persona è una cosa poco rispettosa”) e occuparsi in privato (senza time-out, ribadisco) o in un altro momento di andare più a fondo.

Date queste premesse, le risposte possono essere diverse, in base al momento, al contesto, all'età del bambino-a.
Una risposta che a me sembra chiara, decisa, rispettosa e non troppo lunga è: “E' vero, S. ha la pelle scura. Ha la pelle scura come i suoi familiari e/o tantissime altre persone nel mondo. Puoi dire che non vuoi giocare con lui, ma parlare male del colore della sua pelle significa offendere lui, i suoi familiari e/o tante altre persone nel mondo. Questo non è rispettoso.”

Successivamente, si possono fare domande per capire da dove viene quel commento, perchè quel particolare colore della pelle gli/le provoca quei sentimenti e quelle reazioni, se c'è qualcosa che gli/le fa paura. Se l'età lo consente, si può parlare di melanina, far capire perchè biologicamente esistono diversi colori della pelle, sottolineando il fatto che il colore della pelle non è legato a maggiore/minore intelligenza, maggiore/minore diligenza, maggiori/minori abilità.
E' necessario mantenersi in un atteggiamento non giudicante ma di comprensione: essere curiosi di sapere da dove proviene quel commento e cosa effettivamente significa, mostrare la voglia di capire perchè c'è stato quel commento. Le parole dei bambini-e sono influenzate dall'ambiente di socializzazione, ed è probabile che in qualche ambito del suo quotidiano abbia sentito questo commento razzista, ma i commenti dei bambini-e racchiudono osservazioni e domande che, se opportunamente prese in carico, possono offrire stimoli e aprire percorsi.

Inoltre, è opportuno ricordare che tutte le dinamiche di esclusione (“non gioco con te/non puoi giocare con noi perchè sei...”) fanno riferimento a dinamiche di potere: i bambini-e spesso usano l'esclusione basata su qualsiasi pregiudizio per testare il loro potere sociale, perchè dà un senso di potere e superiorità escludere gli altri ed essere seguiti da gruppo. E chiunque può essere oggetto di esclusione per qualsiasi motivo (caratteristiche fisiche, il fatto di portare occhiali o apparecchio, per l'abbigliamento, per la famiglia, per l'avere disabilità,...). Ovviamente essere insultati o esclusi a causa del colore della pelle o altre caratteristiche fisiche relative alla propria origine è ben diverso dall'essere insultati per caratteristiche fisiche mutabili, come il portare o meno l'apparecchio per i denti. Ci sono punti in cui si è colpiti che fanno più male. Ma è importante parlare di queste dinamiche, svelarle, ragionarci sopra, attivarsi con dei percorsi appropriati. I bambini-e avranno a che fare con discorsi ed azioni di esclusione, discriminazione, razzismo, sessismo per tutta la vita. E se non è possibile eliminare gli influssi di una società razzista e sessista, è però possibile, ed è compito dei genitori/educatori, fornire loro le strategie e gli strumenti per riconoscere queste dinamiche, decostruirle, renderle inoffensive per se stessi-e e per gli altri-e  e combatterle. A nostro favore gioca il fatto che i bambini-e sono intelligenti, curiosi, e molto sensibili ai concetti di giusto/ingiusto.

Il passo successivo, quindi, è iniziare un percorso che permetta di far emergere tutte le domande, le curiosità, i dubbi dei bambini-e sulle caratteristiche fisiche riferite all'appartenenza a un gruppo etnico, sulle loro stesse caratteristiche fisiche, sui meccanismi di creazione degli stereotipi, sulla presenza, il funzionamento e la funzione della discriminazione (cioè servire alla riproduzione di un sistema sociale ed economico di sfruttamento di molti e arricchimento per pochi, dove la divisione razziale è uno strumento dei sistemi di potere per mantenere se stessi ed espandersi), ovviamente in modo adeguato e con gli strumenti adatti all'età e allo sviluppo cognitivo del bambino-a.


Nessun commento:

Posta un commento