22 gennaio 2020

QUANDO LE DONNE (NERE) LOTTANO PER SE STESSE E PER L’AMBIENTE: LA STORIA DI WANGARI MAATHAI PER BAMBINE E BAMBINI

Di questo libro colpiscono subito le illustrazioni, esplosioni di colori forti, ben delineati, con cui si mescolano immagini realistiche ad altre fortemente simboliche.




Poi i personaggi: insieme a Wangari Maathai, la protagonista della storia, vediamo uomini neri e soprattutto donne nere, tutti-e raffigurati nei dettagli (diversi visi, vestiti, posture, attività), quindi nel loro essere individui e non figure stereotipate.


Il libro Wangari Maathai. The Woman Who Planted Millions of Trees, di Franck Prévot e Aurélia Fronty (versione in inglese della prima edizione francese) narra la storia di Wangari Maathai, nata in Kenya nel 1940 e fondatrice, insieme a gruppi di donne, del Green Belt Movement, un movimento popolare finalizzato alla conservazione dell'ambiente e al miglioramento della qualità di vita della popolazione del Kenya, in particolare delle donne. Dalla sua creazione nel 1976, il Green Belt Movement ha assistito le donne nel piantare più di 20 milioni di alberi. Questa ed altre attività sono valse a Wangari Maathai il Premio Nobel per la Pace nel 2004.

Il libro narra la sua infanzia sotto il dominio coloniale inglese (“gli Inglesi volevano la terra migliore per sè e volevano che i Keniani prendessero nomi cristiani. Ecco perché Wangari, durante la sua infanzia, era chiamata Miriam” -trad. mia), la possibilità di frequentare la scuola, l'università negli Stati Uniti, dove scoprì l’esistenza di un mondo bianco (“Per i successivi cinque anni, Wangari scoprì neve, foreste di grattacieli, e persone che non somigliavano per niente a lei” -trad. mia),  le lotte degli Afroamericani contro la segregazione e e il razzismo (“Wangari scoprì inoltre che anche in un paese grande, libero e indipendente, alcuni posti erano vietati alle persone nere. Come da lei, alcune scuole erano solo per le persone bianche. Negli anni ‘60, gli Afroamericani, arrabbiati, chiedevano gli stessi diritti delle persone bianche” -trad. mia). Poi il rientro in Kenya, i primi gruppi di donne con cui piantare alberi, il carcere (“Fu umiliata, colpita, ferita e imprigionata diverse volte, ma non si arrese mai” -trad. mia) e l'esilio, fino alla elezione al Parlamento. 
Il racconto delle sue vicende personali, quindi, si intreccia con la storia del Kenya e dell’Africa, del colonialismo, dello sfruttamento di persone e terre, della sete di ricchezza dei governanti, della repressione, ma anche con le lotte delle persone nere altrove

Il testo, dal punto di vista del linguaggio e soprattutto dei rimandi storici, non è sempre facile, ma offre spunti preziosi per parlare con i bambini e le bambine di ambiente, oppressione, razzismo, lotta, comunità. Modificando un po' il testo durante la lettura io l'ho trovato adatto dai 5 anni, ma sicuramente con bambini e bambine più grandi le discussioni possono essere più approfondite.

Il testo quindi ha diversi punti a suo favore: ha una donna nera come figura centrale, rappresenta persone (nere e in particolare donne) che lottano per la preservazione dell'ambiente, contro la repressione e il razzismo, presenta diversi rimandi interessanti alla dominazione bianca e accenna a dinamiche di genere (“le bambine dovevano aiutare la propria madre prima di sposarsi e avere loro stesse dei figli e figlie” -trad. mia). 

Rimane come punto problematico il porsi nell’ambito di quella ideologia dell'eroe/eroina di cui parlavo qui, che è però in parte mitigata dal sottolineare l’importanza della comunità, di donne in particolare, per agire il cambiamento. Altro punto che, nell'ambito di uno sguardo ai libri "con la lente del pregiudizio", potrebbe non giocare a suo favore è il non essere stato scritto e illustrato da persone nere.
Nonostante questo, un buon libro, con illustrazioni magistrali, in cui trovare una rappresentazione di sè o una immagine di altro da sè.




16 gennaio 2020

'L'ERBA MAGICA DI TU YOUYOU": ANCHE LE BAMBINE (CINESI) POSSONO DIVENTARE SCIENZIATE


Non è facile trovare albi illustrati in italiano che abbiano personaggi non-bianchi, ancor meno che abbiano come protagoniste bambine/donne non-bianche. Una piacevole eccezione è “L'erba magica di Tu Youyou”, di Xu Lu e Alice Coppini, che narra la vita della farmacista cinese Tu Youyou, esperta in medicina tradizionale cinese e scopritrice dell'artemisinina, molecola ricavata dalla pianta artemisia annua efficace contro la malaria. Questa scoperta le è valso il Premio Nobel per la Medicina nel 2015: è stata la prima riceratrice cinese ad aver lavorato solo in Cina ad averlo ricevuto.



Il libro racconta il primo incontro di Youyou con la medicina tradizionale cinese grazie a un vecchio medico conosciuto da bambina e da cui ha imparato i segreti delle piante. La segue poi nei suoi studi universitari fino alla ricerca della cura per la malaria e infine al Nobel.

Le illustrazioni sono delicate e realistiche, con tanti dettagli interessanti per un piccolo lettore e lettrice. Il racconto è reso con frasi semplici ma ricche dal punto di vista lessicale e rappresentano un buono stimolo per i bambini e le bambine interessati-e all'argomento.

Di solito non amo i libri dedicati a personalità famose o che hanno compiuto azioni particolari perchè si collegano a quella “ideologia dell'eroe/eroina” che dà l'idea che una persona (soprattutto non-bianca) debba compiere qualcosa di speciale per avere valore, per essere degna di essere rappresentata in un libro.

Ma in questo (e qualche altro) caso faccio un'eccezione.
E' un libro in cui si parla di lentezza (il lavoro paziente di ricerca delle piante del vecchio medico), di impegno, tentativi, sconfitte e scoraggiamento, di erbe come ricchezze, di tradizioni come risorse.
E' un libro che offre ai bambini, e soprattutto alle bambine, la possibilità di ciò che potranno fare (tenute in considerazione tutte le difficoltà che una donna - ancor più non-bianca - incontra in questo percorso di vita). Può essere una lettura importante per tutte le bambine, e ancor più per le bambine sinodiscendenti, che possono trovare in Youyou una rappresentazione in cui riconoscersi.

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Due piccoli elementi problematici:
- l'accenno alla sperimentazione sugli animali. Ma può essere un buono spunto per problematizzarla.
- l'utilizzo dell'aggettivo "strano" per riferirsi a un nome. L'aggettivo "strano" è problematico perchè trasmette un giudizio, pone ciò a cui si riferisce in contrasto con una supposta idea di "normalità" che, di solito, è la noma occidentale eurocentrica bianca. Ma, anche qui, può essere usato come punto di partenza per riflettere su come possiamo sostituire "strano" con "diverso".