23 maggio 2020

QUANDO LA SCUOLA E' VEICOLO DI DISCRIMINAZIONI E OPPRESSIONI: LA VIOLENZA DEL CURRICOLO


A scuola si parla poco ( e quando lo si fa spesso male e in modo estemporaneo) di stereotipi, discriminazioni, razzismo, omobitransfobia, abilismo. Eppure la scuola è il luogo dove molti studenti e studentesse vivono quotidiana esperienza di insulti legati al colore della pelle o al genere o alla sessualità, il luogo in cui molti studenti e studentesse sperimentano oppressione, invisibilità, derisione, violenza fisica e psicologica. E' il luogo in cui quotidianamente sono usate parole insultanti, razziste, omobitransfobiche, sessiste.
Servono percorsi di formazione che diano agli/alle insegnanti strumenti per affrontare questi discorsi e comportamenti dei ragazzi-e con i ragazzi-e, ma che partano da come noi persone adulte ci rapportiamo a concetti come stereotipi nascosti, bianchezza, fragilità bianca, eteronormatività, identità/espressione/ruoli di genere, da come socializziamo i bambini e le bambine, fin da piccoli-e, nello stereotipo con il nostro linguaggio e i nostri comportamenti , avallando e riproducendo strutture oppressive e discriminatorie di potere.

A scuola, però, la discriminazione e l'oppressione di determinati gruppi di studenti e studentesse, quelli che si discostano da quella che culturalmente e storicamente è definita come norma (bianco, eterosessuale, maschio, non diversamente abile, italiano nel nostro caso) avviene anche in forme meno manifeste ma non meno pericolose. Una di queste è la “curriculum violence”, cioè la violenza insita nei programmi di insegnamento, negli argomenti affrontati e nel come vengono affrontati. Il termine è stato coniato dagli studiosi neri Erhabor Ighodaro e Greg Wiggan nel loro Curriculum Violence: America's New Civil Rights Issue del 2010 e indica la “manipolazione deliberata dei programmi accademici” che ha effetti negativi sugli studenti e studentesse dal punto di vista intellettuale ed emozionale e che, se ripetuta nel tempo, può configurarsi come trauma in quanto mina una costruzione positiva della propria identità e distorce la propria visione di se stessi-e. La violenza del curricolo emerge quando, per esempio, si affrontano argomenti relativi alla storia di determinati gruppi di persone in modo ideologicamente violento o inaccurato o traumatico, o quando le storie di determinati gruppi vengono omesse o ridotte a episodi didascalici. In realtà non serve neanche che siano scelte deliberate, perchè la non intenzionalità non diminuisce il loro effetto negativo sullo sviluppo intellettivo e psichico degli studenti e studentesse (e parlando di discriminazioni la non intenzionalità non è mai una giustificazione).
Per esempio, raccontare la schiavitù e il commercio delle persone rese schiave dipingendole solo come vittime, eliminando dalla narrazione le vite e le azioni di uomini e donne che hanno cercato di resistere alla schiavitù e lottato per la libertà è violenza del curricolo.
Rendere la schiavitù o altri eventi storici traumatici gli unici argomenti che si studiano della storia delle persone africane è violenza del curricolo.
Costringere studenti e studentesse ad essere raccontati e definiti sempre da qualcun altro, da qualcuno che non fa parte del gruppo con cui uno studente/studentessa si identifica (tenuto conto delle molteplici appartenenze e identificazioni e dell'unicità di ogni persona) è violenza del curricolo.
Costringere uno studente o studentessa a leggere sempre e solo testi in cui non è mai rappresentato-a, per colore della pelle, tratti somatici, identità di genere, orientamento sessuale, tipo di abilità ecc.., è violenza del curricolo.
Eliminare ogni riferimento alle persone LGBTQIA+ e alle loro storie è violenza del curricolo. Cancellare la presenza e le azioni delle persone con diversa abilità è violenza del curricolo.

E' necessario che gli/le insegnanti, soprattutto quelli-e che intendono impegnarsi in una educazione anti-stereotipi, antirazzista, anti-omobitransfobica, anti-abilista, imparino ad esaminare e problematizzare i loro programmi e il loro materiale didattico . E' necessario che imparino a porsi delle domande, a chiedersi se i loro studenti e studentesse sono obbligati ad imparare storie che li/le riguardano in modo nocivo o traumatico o superficiale, o se non hanno mai l'opportunità di imparare storie che li/le riguardano. E' necessario che sappiano trovare strade per insegnare eventi di oppressione, marginalizzazione, sterminio, in modo non traumatico nè vittimizzante, offrendo anche  narrazioni di gioia e resistenza.

“Fin da piccola ho passato tanto tempo sui libri, ma di Haiti non c'era mai traccia. Nessun libro di geografia riteneva saliente la storia di quell'isola – nessun libro di letteratura, figuriamoci di filosofia. E' stata nonna a raccontarmi che Cristoforo Colombo arrivò ad Haiti il 5 dicembre del 1492, trovandola talmente bella da volerla battezzare con il nome di Hispaniola, piccola Spagna. Di Cristoforo Colombo, patrimonio del tutto italiano, mi avevano insegnato ad andare orgogliosa, così ho guardato Haiti per la prima volta dai suoi occhi e l'ho vista brillante, piena di acqua, fiori e arcobaleni. Una sola volta ho trovato un trafiletto su un libro di storia, che con distacco nominava Haiti come la prima destinazione della tratta transatlantica degli schiavi”
da M.Moïse, “Abbiamo pianto un fiume di risate”, in Scego I. (a cura di), Future. Il domani narrato dalle voci di oggi, Effequ, 2020, p. 40.

“Una volta, alle elementari, durante l'ora di italiano, l'insegnante fece fare alla classe di mio padre un dettato: la storia di come l'uomo bianco intelligente era arrivato nella terra dello stupido uomo nero e si era impossessato delle ricchezze della sua terra, di cui lo stupido uomo nero si infischiava, preferendo passare la vita nell'ozio e nei vizi. Papà trascrisse parola per parola, poi smise di parlare e di mangiare fino a che mia nonna non comprese le ragioni della sua sofferenza. La direttrice dell'istituto, convocata a colloquio dalla madre di mio padre, porse così le sue scuse per l'accaduto: ci dispiace, non ci eravamo accorti che il bambino fosse nero.”
da M.Moïse, “Abbiamo pianto un fiume di risate”, in Scego I. (a cura di), Future. Il domani narrato dalle voci di oggi, Effequ, 2020, p. 44.

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Qui un articolo dell'ottimo sito Teaching Tolerance sulla Curriculum Violence da cui ho preso ampio spunto: https://www.tolerance.org/magazine/spring-2020/ending-curriculum-violence


Nota: leggo in diversi siti statunitensi che il Dott. Igodharo, candidato al Senato in Florida, è stato accusato di condurre una campagna omofoba contro il suo avversario dichiaratamente gay. Il mondo è davvero complicato. La sete di potere forse un po' meno. Qui i riferimenti: https://victoryfund.org/lgbtq-victory-fund-condemns-homophobic-campaign-florida-state-senate-candidate-erhabor-ighodaro/ ; https://www.miaminewtimes.com/news/florida-senate-candidate-erhabor-ighodaro-accused-of-homophobic-comments-11569462

Nota2: sempre interessante comunque l'uso di "american" ad indicare ciò che si riferisce agli Stati Uniti, dimenticando il resto del continente.