A scuola si parla
poco ( e quando lo si fa spesso male e in modo estemporaneo) di
stereotipi, discriminazioni, razzismo, omobitransfobia, abilismo.
Eppure la scuola è il luogo dove molti studenti e studentesse vivono
quotidiana esperienza di insulti legati al colore della pelle o al
genere o alla sessualità, il luogo in cui molti studenti e
studentesse sperimentano oppressione, invisibilità, derisione,
violenza fisica e psicologica. E' il luogo in cui quotidianamente
sono usate parole insultanti, razziste, omobitransfobiche, sessiste.
Servono percorsi di
formazione che diano agli/alle insegnanti strumenti per affrontare
questi discorsi e comportamenti dei ragazzi-e con i ragazzi-e, ma che
partano da come noi persone adulte ci rapportiamo a concetti come
stereotipi nascosti, bianchezza, fragilità bianca, eteronormatività,
identità/espressione/ruoli di genere, da come socializziamo i bambini e le bambine, fin da piccoli-e, nello stereotipo con il nostro linguaggio e i nostri comportamenti , avallando e riproducendo
strutture oppressive e discriminatorie di potere.
A scuola, però, la
discriminazione e l'oppressione di determinati gruppi di studenti e
studentesse, quelli che si discostano da quella che culturalmente e
storicamente è definita come norma (bianco, eterosessuale, maschio,
non diversamente abile, italiano nel nostro caso) avviene anche in
forme meno manifeste ma non meno pericolose. Una di queste è la
“curriculum violence”, cioè la violenza insita nei programmi di
insegnamento, negli argomenti affrontati e nel come vengono
affrontati. Il termine è stato coniato dagli studiosi neri Erhabor
Ighodaro e Greg Wiggan nel loro Curriculum Violence: America's New Civil Rights Issue del 2010 e indica la “manipolazione
deliberata dei programmi accademici” che ha effetti negativi sugli
studenti e studentesse dal punto di vista intellettuale ed emozionale
e che, se ripetuta nel tempo, può configurarsi come trauma in quanto
mina una costruzione positiva della propria identità e distorce la
propria visione di se stessi-e. La violenza del curricolo emerge
quando, per esempio, si affrontano argomenti relativi alla storia di
determinati gruppi di persone in modo ideologicamente violento o
inaccurato o traumatico, o quando le storie di determinati gruppi
vengono omesse o ridotte a episodi didascalici. In realtà non serve
neanche che siano scelte deliberate, perchè la non intenzionalità
non diminuisce il loro effetto negativo sullo sviluppo intellettivo e
psichico degli studenti e studentesse (e parlando di discriminazioni
la non intenzionalità non è mai una giustificazione).
Per esempio,
raccontare la schiavitù e il commercio delle persone rese schiave
dipingendole solo come vittime, eliminando dalla narrazione le vite e
le azioni di uomini e donne che hanno cercato di resistere alla
schiavitù e lottato per la libertà è violenza del curricolo.
Rendere la schiavitù
o altri eventi storici traumatici gli unici argomenti che si studiano
della storia delle persone africane è violenza del curricolo.
Costringere studenti
e studentesse ad essere raccontati e definiti sempre da qualcun
altro, da qualcuno che non fa parte del gruppo con cui uno
studente/studentessa si identifica (tenuto conto delle molteplici
appartenenze e identificazioni e dell'unicità di ogni persona) è
violenza del curricolo.
Costringere uno
studente o studentessa a leggere sempre e solo testi in cui non è
mai rappresentato-a, per colore della pelle, tratti somatici,
identità di genere, orientamento sessuale, tipo di abilità ecc.., è
violenza del curricolo.
Eliminare ogni
riferimento alle persone LGBTQIA+ e alle loro storie è violenza del
curricolo. Cancellare la presenza e le azioni delle persone con
diversa abilità è violenza del curricolo.
E' necessario che
gli/le insegnanti, soprattutto quelli-e che intendono impegnarsi in
una educazione anti-stereotipi, antirazzista, anti-omobitransfobica,
anti-abilista, imparino ad esaminare e problematizzare i loro
programmi e il loro materiale didattico . E' necessario che imparino
a porsi delle domande, a chiedersi se i loro studenti e studentesse
sono obbligati ad imparare storie che li/le riguardano in modo nocivo
o traumatico o superficiale, o se non hanno mai l'opportunità di
imparare storie che li/le riguardano. E' necessario che sappiano trovare strade per insegnare eventi di oppressione, marginalizzazione, sterminio, in modo non traumatico nè vittimizzante, offrendo anche narrazioni di
gioia e resistenza.
“Fin
da piccola ho passato tanto tempo sui libri, ma di Haiti non c'era
mai traccia. Nessun libro di geografia riteneva saliente la storia
di quell'isola – nessun libro di letteratura, figuriamoci di
filosofia. E' stata nonna a raccontarmi che Cristoforo Colombo arrivò
ad Haiti il 5 dicembre del 1492, trovandola talmente bella da
volerla battezzare con il nome di Hispaniola, piccola Spagna. Di
Cristoforo Colombo, patrimonio del tutto italiano, mi avevano
insegnato ad andare orgogliosa, così ho guardato Haiti per la prima
volta dai suoi occhi e l'ho vista brillante, piena di acqua, fiori e
arcobaleni. Una sola volta ho trovato un trafiletto su un libro di
storia, che con distacco nominava Haiti come la prima destinazione
della tratta transatlantica degli schiavi”
da
M.Moïse, “Abbiamo pianto un
fiume di risate”, in Scego I. (a cura di), Future.
Il domani narrato dalle voci di oggi,
Effequ, 2020, p. 40.
“Una
volta, alle elementari, durante l'ora di italiano, l'insegnante fece
fare alla classe di mio padre un dettato: la storia di come l'uomo
bianco intelligente era arrivato nella terra dello stupido uomo nero
e si era impossessato delle ricchezze della sua terra, di cui lo
stupido uomo nero si infischiava, preferendo passare la vita
nell'ozio e nei vizi. Papà trascrisse parola per parola, poi smise
di parlare e di mangiare fino a che mia nonna non comprese le
ragioni della sua sofferenza. La direttrice dell'istituto, convocata
a colloquio dalla madre di mio padre, porse così le sue scuse per
l'accaduto: ci dispiace, non ci eravamo accorti che il bambino fosse
nero.”
da
M.Moïse, “Abbiamo pianto un fiume di risate”, in Scego I. (a
cura di), Future. Il
domani narrato dalle voci di oggi,
Effequ, 2020, p. 44.
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Qui un articolo dell'ottimo sito Teaching Tolerance sulla Curriculum Violence da cui ho preso ampio spunto: https://www.tolerance.org/magazine/spring-2020/ending-curriculum-violence
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Qui un articolo dell'ottimo sito Teaching Tolerance sulla Curriculum Violence da cui ho preso ampio spunto: https://www.tolerance.org/magazine/spring-2020/ending-curriculum-violence
Nota: leggo in diversi siti statunitensi che il Dott. Igodharo, candidato al Senato in Florida, è stato accusato di condurre una campagna omofoba contro il suo avversario dichiaratamente gay. Il mondo è davvero complicato. La sete di potere forse un po' meno. Qui i riferimenti: https://victoryfund.org/lgbtq-victory-fund-condemns-homophobic-campaign-florida-state-senate-candidate-erhabor-ighodaro/ ; https://www.miaminewtimes.com/news/florida-senate-candidate-erhabor-ighodaro-accused-of-homophobic-comments-11569462
Nota2: sempre interessante comunque l'uso di "american" ad indicare ciò che si riferisce agli Stati Uniti, dimenticando il resto del continente.
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