25 luglio 2020

PERCHÈ È IMPORTANTE, E POSSIBILE, AFFRONTARE CON I BAMBINI E LE BAMBINE DISCORSI SU STEREOTIPI E DISCRIMINAZIONI

[Nota sul linguaggio: in questo testo (e d'ora in poi) ho deciso di non usare il maschile universale/neutro e specificare sempre maschile e femminile dei nomi e degli elementi accordati al nome. In alcuni casi ho usato l'asterisco, consapevole del dibattito intorno a un linguaggio “neutro” che però rischia di invisibilizzare alcune soggettività, in particolare le persone non binarie. Su rapporto tra linguaggio “ampio/inclusivo”, realtà e trasformazione della realtà consiglio la lettura di "La rivoluzione parte anche dal linguaggio: intervista a Ethan Bonali","Si può cambiare la realtà attraverso il linguaggio? (conversazioni sulla traduzione transfemminista)" e "Il personale è linguistico"]

Le persone adulte possiedono molti stereotipi sull'infanzia (per una definizione di stereotipo vedi qui). Ci sono tante credenze negative che aleggiano sui bambini e le bambine, per esempio che siano capricciosi-e, egoisti-e, piagnucolosi-e. Ma circola anche l'idea, e paradossalmente spesso negli stessi ambienti, che i bambini e le bambine non abbiano loro stess* stereotipi e pregiudizi sulle altre persone e il mondo. O almeno questa ambivalenza sembra emergere nella volontà di minimizzare l'importanza di aprire con loro percorsi di discussione/azione su stereotipi e discriminazioni affermando che “non ce n'è bisogno, basta far giocare i bambini-e insieme e tutto andrà bene, non ci saranno più razzismo, sessismo ecc..”. Come se mettere insieme dei corpi bastasse. Ma non basta.

E' vero che la natura dei bambini e bambine è “buona”, tuttavia è necessario sapere come i bambini e le bambine costruiscono la propria identità e la propria conoscenza del mondo e come nel corso di questo processo diversi fattori si intersechino.

Come sostiene Louise Derman-Sparks nel suo testo “Why an Anti-Bias Curriculum?”, "i bambini e le bambine costruiscono la propria identità e i propri comportamenti attraverso l'interazione di tre fattori: l'esperienza con i loro corpi, l'esperienza con il loro ambiente sociale, il loro stadio di sviluppo cognitivo. Perciò, la costruzione delle loro idee ed emozioni non è semplicemente il riflesso diretto né dei loro schemi culturali né delle loro strutture biologiche innate”.1

L'esperienza del/col proprio corpo e del/con il mondo esterno è essenziale. I bambini e le bambine conoscono il mondo facendone esperienza, lo trasformano e ne sono trasformat*. Il mondo adulto e la società hanno dunque effetti sulla costruzione dei loro immaginari, della loro rappresentazione del mondo, delle altre persone e di se stess*; gli stereotipi e i pregiudizi della società influenzano le loro credenze e comportamenti. Ecco perchè limitarsi a mettere insieme dei corpi in uno spazio non è sufficiente per creare comunità basate sul rispetto per l'altr*, sulla solidarietà, sull'accoglimento delle diversità di ognun* (diversità che intendo neanche come valore ma proprio come realtà esistente da accettare come tale). Mettere insieme dei corpi e basta non è né prevenzione né cura. Forse il contatto quotidiano nelle scuole, nei parchi, nelle strade fra bambin* di generi diversi ha risolto o diminuito il sessismo, la misoginia, la violenza verso chi si identifica come donna?

Fin da molto piccoli-e i bambini e le bambine iniziano a notare e valutare le differenze ed a categorizzare il mondo. Questa consapevolezza delle differenze non ha di per sé un valore negativo, semplicemente è, avviene. Quello che crea una visione negativa o positiva delle differenze è il modo in cui ci si rapporta ad esse; costruirsi una modalità di approccio positivo e appropriato alle differenze (di razza, genere, abilità, fisicità ecc...) richiede, sostiene Derman-Sparks, una guida da parte di una persona adulta (genitore, insegnante, educatore/educatrice) che abbia fatto e stia portando avanti un certo percorso personale.

Durante il loro secondo anno di vita, i bambini e le bambine inziano a notare le differenze di genere e razza. E' anche possibile che inizino a notare le disabilità fisiche, anche se abbiamo indicazioni per cui sembra che questo avvenga uno o due anni più tardi. Dai due anni e mezzo circa, i bambini e le bambine imparano l'uso appropriato delle etichette di genere (bambino, bambina) e imparano i nomi dei colori, che iniziano ad applicare al colore della pelle. Dai tre anni di età (e a volte anche prima), i bambini e le bambine mostrano di essere influenzati-e dalle norme sociali e dagli stereotipi e possono esibire “pre-pregiudizi” verso le altre persone sulla base del genere, della razza o dell'avere una diversa abilità.” Tra i tre ed i cinque anni, cominciano ad interrogarsi sugli attributi costanti del proprio sé, sulle regolarità e sulle trasformazioni del proprio sé, ponendosi domande su genere (“sarò sempre maschio o femmina?” , “se faccio un gioco considerato da maschio divento un maschio?”), sul colore della propria pelle (“si può cambiare?”, “da dove viene?”), sulle disabilità (“se gioco con qualcuno che non cammina non camminerò più neanch'io?”). A partire da questa età, il linguaggio usato dalle persone adulte, i loro comportamenti, i vestiti che le persone adulte di riferimento scelgono per loro, così come i giocattoli e i giochi proposti, fino ad arrivare al contatto con i media, influiscono in modo molto forte sulla costruzione della loro conoscenza del mondo. Per fare un semplice esempio, il commento di un commesso o commessa sulla presunta non adeguatezza di un colore per un certo genere può influenzare in modo molto forte la costruzione di stereotipi di genere già a pochissimi anni di età. E ancora di più se questo commento proviene da una persona adulta di riferimento.

“Dai quattro o cinque anni di età”, continua Derman-Sparks, “non solo attivano comportamenti appropriati per genere così come sono definiti dalle norme sociali prevalenti, ma li rinforzano tra loro senza intervento adulto. Usano motivazioni razziali per rifiutarsi di interagire con bambini e bambine diversi-e da sé mostrando disagio, e mostrano rifiuto verso le persone con disabilità. La misura in cui bambini e bambine di 4 anni hanno già interiorizzato ruoli stereotipati di genere, pregiudizi razziali e paura delle persone con disabilità rende evidente la necessità di attivare una educazione anti-stereotipi con i bambini e le bambine già da questa età” e, aggiungerei, anche prima.

Da ambienti libertari mi è stata mossa la critica su questo ruolo di guida della persona adulta in questi ambiti. Capisco la perplessità, ma mi trovo d'accordo con Ann Pelo quando paragona l'educazione antistereotipi e antidiscriminazione all'educazione ecologista: nel momento in cui i bambini e le bambine stanno costruendo la propriaconsapevolezza dell'ambiente intorno a loro che darà forma al loro vivere nella e con la Terra, a chi verrebbe in mente di lasciare che imparino che la Terra è una risorsa da sfruttare e abusare senza guidarl* verso un altro tipo di relazione con la Terra stessa?

L'educazione contro gli stereotipi, le discriminazioni, il razzismo, l'omolesbobitransfobia, il sessimo, l'abilismo è necessaria, ed è possibile in quanto i bambini e le bambine come attiv* creatori e creatrici di significato sono impegnat* ogni giorno nel comprendere come funziona il mondo, nel trovare uguaglianze e differenze, nel vedere e creare possibilità.

“I bambini e le bambine”, scrive Ann Pelo nell'introduzione al testo Rethinking Early Childhood Education, “sono fortemente interessati-e a dare un senso al loro mondo sociale e culturale; insegnanti ed educatori e educatrici possono unirsi a loro in questa ricerca, guidandoli verso una comprensione accurata ed empatica – o possiamo lasciarli-e soli-e a cercare di trovare una risposta a queste domande, arrivando a conclusioni basate su informazioni errate e pregiudizi culturali. Quando ci impegniamo con i bambini e le bambine in domande sull'identità e l'equità stiamo partecipando all'opera di rimodellamento della nostra società2


1 Dermann-Sparks L., “Why an Anti-Bias Curriculum”, in Pelo A., (a cura di) Rethinking Early Childhood Education, Rethinking Schools, 2008, pp. 7-12. Anche le citazioni successive della stessa autrice sono tratte dallo stesso testo.

2 Pelo A., (a cura di) Rethinking Early Childhood Education, Rethinking Schools, 2008, introduzione.


3 luglio 2020

GLOSSARIO ANTIRAZZISTA

Credo che, per impegnarsi in un percorso di antirazzismo, sia importante conoscere e riflettere su alcune parole e alcuni concetti. Non è l'unica cosa da fare, ovviamente, ma da quello che ho capito ascoltando e leggendo persone nere/non bianche impegnate nella lotta antirazzista mi sembra che l'autoeducazione da parte delle persone bianche sia il primo step per poter entrare in questa lotta da alleate/complici.

Propongo qui la spiegazione di alcuni termini/concetti. Si tratta per lo più di traduzioni del glossario presente nel sito Racial Equity Tools . Ricontrollando il sito, ho visto che hanno modificato il materiale su cui mi sono basata per creare queste traduzioni, arricchendolo di riferimenti. Trovate il loro materiale aggiornato scaricabile in pdf qui; le mie traduzioni fanno riferimento alla versione precedente.
Altre traduzioni le ho create a partire da articoli e materiali del sito Teaching Tolerance, che è stato per me una miniera essenziale di conoscenze e spunti.

Quasi tutte le traduzioni sono state ospitate nei mesi scorsi sulla pagina Facebook dell'Associazione "I colori dell'adozione", una associazione di famiglie adottive con sede a Rimini che sta portando avanti un interessante percorso di riflessione e auto-formazione sulle adozioni transrazziali. 

I commenti, le critiche (costruttive magari), i suggerimenti sono sempre ben accetti.

Stereotipo: credenza esagerata, immagine o verità distorta riguardo a una persona o un gruppo; una generalizzazione che non permette, o permette in misura limitata, differenze individuali o variazioni sociali. Gli stereotipi sono basati su immagini dei mass media, opinioni veicolate dai genitori, dal gruppo dei pari o altri membri della società. Gli stereotipi possono essere positivi o negativi. (da tolerance.org)

Pregiudizio: opinione, preconcetto o attitudine riguardo a un gruppo o ai suoi membri individuali. Può essere positivo o negativo. Spesso i pregiudizi sono accompagnati da ignoranza, paura o odio. Si formano attraverso un complesso sistema psicologico che inizia con l'attaccamento a un circolo chiuso di frequentazioni o “in-group” come la famiglia. Il pregiudizio spesso ha come obiettivo gli “out-groups”, cioè gruppi percepiti come esterni. (da tolerance.org). Preconcetto o attitudine ingiustificati, e di solito negativi, di individui o gruppi verso altri gruppi e i suoi membri. Queste attitudini negative di solito sono basate su generalizzazioni arbitrarie (stereotipi) che negano il diritto dei membri individuali di un certo gruppo ad essere riconosciuti e trattati come individui con caratteristiche individuali. (da www.racialequitytools.org's glossary)

Discriminazione: comportamento attraverso cui le persone vengono trattate in modo iniquo a causa della loro appartenenza a un gruppo. Il comportamento discriminatorio, che inizia con comportamenti “leggeri” per arrivare ai crimini d'odio, spesso inizia con stereotipi negativi e pregiudizi. (da tolerance.org). La discriminazione è un trattamento iniquo dei membri di diversi gruppi basato su genere, razza, classe sociale, orientamento sessuale, abilità fisica, religione e altre categorie. (da www.racialequitytools.org's glossary)

Pregiudizio nascosto: si tratta di stereotipi e pregiudizi nascosti o automatici, cioè che eludono il controllo conscio. Possono rivelarsi in azioni, specialmente quando lo sforzo di una persona di controllare il proprio comportamento si riduce a causa di stress, distrazione, rilassamento, competizione. Le credenze e attitudini inconsce sono associate al linguaggio e a certi comportamenti come contatto visivo, battiti delle palpebre e sorrisi. […] Le persone che sostengono che i pregiudizi al giorno d'oggi non sono un gran problema stanno dimostrando per assurdo il problema dei pregiudizi nascosti. Dal momento che essi sono al di là della nostra consapevolezza, possono essere negati. […] Può non essere possibile evitare stereotipi e pregiudizi automatici, ma è certo posisbile rettificarli consapevolmente. Se si è consapevoli di avere dei propri pregiudizi nascosti, si può monitorarli e cercare di migliorare le proprie attitudini inconsce prima di esprimerle in un comportamento. Questa compensazione può includere un'attenzione al linguaggio verbale, al linguaggio corporeo e alla stigmatizzazioe di gruppi-target. (da tolerance.org)

Alleato/alleata: persona che si assume l'impegno e compie lo sforzo di riconoscere il proprio privilegio (basato su genere, razza, classe, identità sessuale, ecc...) e agisce in solidarietà con i gruppi oppressi nella lotta per la giustizia sociale. Gli/le alleati-e capiscono che è nel loro stesso interesse eliminare ogni forma di oppressione, anche quelle da cui possono beneficiare in termini concreti. Gli/le alleati-e si impegnano a ridurre la propria complicità o collusione nell'oppressione di determinati gruppi e investono nel rafforzamento delle proprie conoscenze e consapevolezze dell'oppressione. (da www.racialequitytools.org's glossary)

Privilegio: potere sociale non guadagnato accordato dalle istituzioni formali e informali della società a tutti i membri di un gruppo dominante (per esempio: privilegio bianco, privilegio maschile, ecc...). Di solito è invisibile a coloro che lo detengono poiché siamo socializzati a non vederlo, ma mette chi lo detiene in una posizione di vantaggio sociale rispetto a chi non lo detiene. (da www.racialequitytools.org's glossary)

Privilegio bianco: si riferisce a una serie di vantaggi, concessioni, benefici e scelte non-problematizzate e non-guadagnate conferiti a persone solo a causa del loro essere bianche. Generalmente le persone bianche che godono di questo privilegio ne godono senza esserne consapevoli.

Privilegio bianco strutturale: un sistema di dominazione bianca che crea e mantiene sistemi di pensiero che rendono gli attuali vantaggi [per le persone bianche] e svantaggi [per le persone non bianche] razziali apparentemente normali. Il sistema include potenti incentivi per il mantenimento del privilegio bianco e dei suoi effetti, e potenti conseguenze negative per il tentativo di interrompere il privilegio bianco e ridurre i suoi effetti in modi siginificativi. Il sistema include manifestazioni interne ed esterne, a livello individuale, interpersonale, culturale e istituzionale. [Il termine indica anche] i vantaggi e gli svantaggi del privilegio bianco accumulati grazie ad esso e ad esso collegati che sono riflessi nelle ineguaglianze razziali/etniche dal punto di vista della speranza di vita e altre conseguenze del benessere, del reddito, della ricchezza, in parte attraverso differenti accessi alle opportunità e alle risorse. Queste disparità sono mantenute in parte negando che questi vantaggi e svantaggi esistano a livello strutturale, istituzionale, culturale, interpersonale e individuale, in parte rifiutando di riequilibrarli o di eliminare i sistemi, le politiche, le pratiche, le norme culturali e altri comportamenti e convinzioni che le mantengono.

Privilegio bianco interpersonale: comportamento fra persone che consciamente o inconsciamente riflette la superiorità bianca o la sua legittimazione.

Privilegio bianco culturale: un insieme di convinzioni culturali dominanti riguardo a ciò che è buono, normale o appropriato che riflette la visione del mondo bianca tipica dell'Europa occidentale, e svaluta o demonizza altre visioni del mondo.

Privilegio bianco istituzionale: politiche, pratiche e comportamenti delle istituzioni -scuole, banche, agenzie no-profit, sistema giudiziario- che hanno come effetti il mantenimento o l'incremento dei vantaggi accumulati dai gruppi definiti bianchi, e gli svantaggi per i gruppi razziali o etnici definiti non bianchi.

(da www.racialequitytools.org's glossary)

Supremazia bianca: sistema storicamente determinato e istituzionalmente perpetuato di sfruttamento e oppressione di continenti, nazioni e persone non bianche da parte di persone bianche e nazioni del continente europeo, allo scopo di mantenere e difendere un sistema di ricchezza, potere e privilegio. (da www.racialequitytools.org's glossary)

Complesso del salvatore bianco (white savior complex): si riferisce alle conseguenze del comportamento di una persona bianca che agisce per aiutare persone non bianche, in altri paesi o nel proprio, in una modalità che risulta essere auto-celebrativa o auto-referenziale. “Non riguarda le intenzioni individuali ma l'impatto. L'impatto [di queste azioni] è la continua disumanizzazione e infantilizzazione coloniale di milioni di Africani [o afrodiscendenti]. Il complesso del salvatore bianco può essere fatto risalire alla brutalità razzista del colonialismo” (M. Mumisa, docente alla University of Cambridge). Tra gli elementi problematici del complesso del salvatore bianco c'è la continuazione dell'idea che l'Africa o altri luoghi del Sud del mondo siano lande desolate di povertà, lasciando quindi in ombra altre narrazioni. La narrazione derivante dal complesso del salvatore bianco favorisce una visione unidimensionale degli abitanti del luogo in cui la persona bianca agisce allo scopo di “aiutarli”. Inoltre, le persone bianche, soprattutto nel caso siano persone famose, diventano il centro dell'attenzione dei media, eliminando quindi dalla rappresentazione gli abitanti del luogo che si occcupano di quel determinato problema tutto l'anno.

Razza: costruzione politica creata per concentrare il potere nelle mani delle persone bianche e legittimare il loro dominio sulla persone non-bianche. (da www.racialequitytools.org's glossary). Nota sul termine razza: l'uso del termine "razza" in italiano e, per quello che so, in altri ambiti europei non anglosassoni è controverso. Nella rivendicazione dell'uso di questa parola in percorsi di antirazzismo si rigetta ovviamente qualsiasi riferimento a una presunta differenza biologica ma si evidenzia il suo significato di dispositivo materiale di dominio storicamente e culturalmente costruito. Nella nota alla traduzione del testo di Angela Davis "Donne, razza e classe" a cura di Marie Moïse e Alberto Prunetti si legge: “Nel testo il termine razza traduce l’inglese race al quale Davis non conferisce alcuna connotazione biologica. L’uso che ne fa, al contrario, è squisitamente politico: si tratta di rendere visibile il costrutto teorico che afferma il razzismo come rapporto strutturale di dominio. Il dibattito sull’utilizzo di questo termine è ancora oggi aperto. Se da una parte, infatti, impiegare il concetto di “razza” rischia di naturalizzarlo, dall’altra rinunciarvi non è sufficiente a negare l’esistenza di un sistema di dominio razziale. Al contrario, il rischio è di perdere gli strumenti concettuali per poterlo contestare. In terzo luogo risulta problematica anche la sostituzione del termine “razza” con quello di “etnia” che di fatto torna a naturalizzare una categoria costruita socialmente e che continua ad operare implicitamente per distinzioni binarie e gerarchiche. La “razza nera” in quest’opera non indica una comunità culturale, bensì politica, ovvero il prodotto storico di un sistema di sfruttamento, che nel momento in cui oppone resistenza al sistema stesso afferma la propria soggettività”. 

Identità razziale ed etnica: consapevolezza individuale ed esperienza di essere membro-a di un gruppo razziale ed etnico; rappresenta le categorie razziali ed etniche che un individuo sceglie per descrivere se stesso basate su fattori come ereditarietà biologica, apparenza fisica, affliazione culturale, socializzazione iniziale ed esperienze personali. (da www.racialequitytools.org's glossary)

Razzializzazione strutturale: connota il processo dinamico che crea ineguaglianze cumulative e durature basate sulla razza. Le interazioni tra individui sono modellate da e riflettono strutture sottointese e spesso nascoste che danno forma ai pregiudizi e creano esiti ineguali anche in assenza di attori razzisti o intenzioni razziste. (da www.racialequitytools.org's glossary). Indica il raggruppamento di persone basato sulle differenze fisiche percepite, per esempio il colore della pelle. Questo raggruppamento arbitrario storicamente ha incrementato i pregiudizi ed è diventato uno strumento per giustificare il trattamento crudele e la discriminazione di persone non bianche. (tolerance.org)

Etnicità: costruzione sociale che divide le persone in gruppi sociali più piccoli basati su caratteristiche condivise, come il senso condiviso dell'appartenenza di gruppo, i valori, gli schemi comportamentali, la lingua, gli interessi politici ed economici, la storia e le basi geografiche ancestrali. (da www.racialequitytools.org's glossary)

Razzismo: per i propositi di questo sito, vogliamo che i lettori e lettrici sappiano che utilizziamo il termine “razzismo” specificamente per riferirci a modalità individuali, culturali, istituzionali e sistemiche che hanno come effetto il creare vantaggi per gruppi storicamente o attualmente definiti come bianchi, e creare svantaggi per gruppi storicamente o attualmente definiti come non-bianchi ( Africani, Asiatici, Ispanici, Nativi Americani). Questa idea è in linea con chi definisce il razzismo come una unione di pregiudizio + potere. Combinando i concetti di pregiudizio e potere si focalizza il meccanismo in base a cui il razzismo provoca effetti differenti per gruppi differenti. La relazione e le dinamiche di questi elementi interdipendenti hanno permesso al razzismo di ricreare se stesso generazione dopo generazione, in modo tale che questo sistema che perpetua l'inequità razziale non ha più bisogno di attori razzisti o di promuovere esplicitamente le disparità razziali nelle opportunità e negli effetti per mantenere tali differenze. (da www.racialequitytools.org's glossary) Nota: data la configurazione del razzismo come pregiudizio + potere, è evidente che il cosiddetto "razzismo al contrario", cioè quello delle persone nere verso le persone bianche, non può esistere; possono però esistere stereotipi e pregiudizi delle persone nere verso le persone bianche. Possono anche esistere all'interno delle stesse comunità non bianche stereotipi e pregiudizi verso altre persone non bianche, spesso in relazione alla maggiore o minore adesione ai supposti standard costruiti dalla bianchezza in relazione a fisicità (pelle più o meno chiara), espressioni culturali, lingua ecc... In questo caso ciò si può configurare come razzismo internalizzato.

Razzismo strutturale: la normalizzazione e la legittimazione di una serie di dinamiche -storiche, culturali, istituzionali e interpersonali- che avvantaggiano quotidianamente le persone bianche producendo esiti avversi cumulativi e cronici per le persone non bianche. Comprende l'intero sistema della dominazione bianca, diffuso e infuso in ogni aspetto della società come la sua storia, la sua cultura, la politica, l'economia e il suo corpo sociale. Il razzismo strutturale è più difficile da localizzare in una istituzione particolare perchè richiede effetti rinforzanti di molteplici istituzioni e norme culturali passate e presenti che continuamente riproducono vecchie forme di razzismo e ne producono di nuove. Il razzismo strutturale è la forma più profonda e pervasiva – tutte le altre forme di razzismo emergono dal razzismo strutturale. (da www.racialequitytools.org's glossary)

Razzismo culturale: si riferisce a rappresentazioni, messaggi e storie che promuovono l'idea che i comportamenti e i valori associati alle persone bianche o alla bianchezza siano automaticamente “migliori” e più “normali” di quelli associati ad altri gruppi razzialmente definiti. Si esplica in pubblicità, spettacoli, film, libri storici, definizioni di patriottismo, nella politica e nelle leggi. E' anche una forza potente per il mantenimento dei sistemi di supremazia interiorizzata e razzismo interiorizzato, e lo fa influenzando le credenze collettive riguardo a quali comportamenti definire appropriati, a cosa considerare bello, o a che valore dare alle diverse forme di espressione […] (per esempio quali tratti del viso e caratteristiche del corpo sono considerate belle, quali pratiche di genitorialità sono considerate appropriate). (da www.racialequitytools.org's glossary)

Razzismo individuale: credenze, attitudini, azioni di individui che supportano o perpetuano il razzismo. Può essere un atto deliberato, o l'individuo può agire per perpetuare o supportare il razzismo senza sapere cosa sta facendo. Per esempio: fare battute razziste, usare epiteti razziali, credere nella superiorità inerente alle persone bianche su altri gruppi; evitare persone di colore che non si conoscono personalemente, ma non fare lo stesso con persone bianche sconosciute: accettare le cose come sono (una forma di collusione). (da www.racialequitytools.org's glossary)

Razzismo istituzionale: si riferisce al modo in cui le politiche e le pratiche istituzionali creano effetti diversi per i diversi gruppi razziali. In questo senso, le politiche istituzionali possono non menzionare mai alcun gruppo razziale, ma il loro effetto è creare vantaggi per le persone bianche e oppressione e svantaggi per le persone dei gruppi classificati come non bianchi. (da www.racialequitytools.org's glossary)

Razzismo interiorizzato: è ciò che si verifica in un sistema razzista quando un gruppo razziale oppresso dal razzismo supporta la supremazia e il dominio del gruppo dominante, mantenendo o partecipando alla serie di attitudini, comportamenti, strutture sociali e ideologie che è alla base del potere del gruppo dominante. Il razzismo interiorizzato implica quattro elementi essenziali e interconnessi:

- processi decisionali: a causa del razzismo, le persone non bianche non hanno il potere decisionale finale su ciò che controlla le nostre [delle persone non bianche] vite e risorse. Come risultato, a livello personale, possiamo pensare che le persone bianche sappiano più di noi stessi-e [persone non bianche] cosa serve fare per noi stessi-e. A livello interpersonale, porta [noi persone non bianche] a non supportare la nostra autorevolezza e il nostro potere specialmente se sono in opposizione al gruppo razziale dominante. Strutturalmente, c'è un sistema all'opera che premia le persone non bianche che supportano la supremazia bianca e il potere bianco e punisce o minaccia quelle che non lo fanno.

- risorse: le risorse, nella loro definizione più ampia (soldi, tempo, …) si trovano in modo iniquo nelle mani e sotto il controllo delle persone bianche. Il razzismo interiorizzato è il sistema che rende difficile per le persone non bianche accedere a risorse per le nostre [delle persone non bianche] stesse comunità e controllarle. [Come persone non bianche] impariamo a credere che utilizzare le risorse per noi stessi e la nostre specifica comunità significhi non utilizzarle “per tutti-e”.

- standard: con il razzismo interiorizzato, gli standard di ciò che è appropriato o “normale” che le persone non bianche accettano sono gli standard delle persone bianche o eurocentrici.

- nominare il problema: c'è un sistema che definisce impropriamente il problema del razzismo come un problema di o causato da persone non bianche, e incolpa degli effetti (emozionali, economici, politici) le persone non bianche. Con il razzismo interiorizzato, per esempio, le persone non bianche pensano che le persone non bianche siano più violente delle persone bianche e possono non considerare la violenza politica emanata dallo Stato o la violenza nascosta o privatizzata delle persone bianche e il sistema che le persone bianche mettono in campo e supportano.

(da www.racialequitytools.org's glossary)

Diversità: include tutti i modi in cui le persone differiscono le une dalle altre, e comprende tutte le differenti caratteristiche che rendono un individuo o un gruppo differente da un altro. La diversita [come valore] è onni-inclusiva e riconosce ogni persona e ogni gruppo come parte della diversità che dovrebbe essere valorizzata. Un'ampia definizione di diversità include non solo razza, etnicità e genere – i gruppi che più spesso vengono in mente quando si parla di diversità- ma anche età, origine nazionale, religione, disabilità, orientamento sessuale, status socioeconomico, educazione, stato civile, lingua e apparenza fisica. Comprende anche le differenze di idee, prospettive e valori. (da www.racialequitytools.org's glossary)

Intersezionalità: si riferisce alle modalità sociali, economiche e politiche in base a cui si collegano, si influenzano e si sovrappongono i sistemi di oppressione e privilegio basati sull'identità. Indica le modalità in cui operano i molteplici sistemi di oppressione. Rappresenta un framework per tracciare l'impatto di razzismo, sessismo e altre modalità di discriminazione nel momento in cui si uniscono e creano circostanze a volte uniche, ostacoli, barriere per persone soggette a tutte queste oppressioni. (da tolerance.org). Nota: sul concetto di intersezionalità consiglio per iniziare questo video di Kimberlé Creenshaw, a cui si devono termine e concetto. Le persone bianche con un basso status socioeconomico, o con disabilità, o che non parlano la lingua maggioritaria, o in situazioni di precarietà lavorativa, o LGBTQIA+ possono avere difficoltà a riconoscere il loro privilegio bianco. L'intersezionalità non cancella il loro privilegio bianco ma ha effetti sulla loro esperienza personale di questo privilegio. 

Oppressione: svalutazione, indebolimento, marginalizzaiozne, creazione di svantaggi per determinate identità sociali in contrasto con la norma privilegiata, il tutto operato a livello sistematico; quando ad alcune persone è negato qualcosa di valore, mentre altre ne hanno pronto accesso. (da www.racialequitytools.org's glossary)

Colonalizzazione: la colonizzazione può essere definita come forma di invasione, dispossessione e soggiogamento di una persona [o un gruppo]. L'invasione non è necessariamente militare: può iniziare – o continuare- come intrusione geografica sotto forma di usurpazione agricola, urbana o industriale. Il risultato di tale incursione è la dispossessione degli abitanti originari di ampie porzioni di terra, dispossessione spesso legalizzata a posteriori. Il risultato nel lungo termine di tale massiccia dispossessione è l'ineguaglianza istituzionalizzata. La relazione persona colonizzatrice/colonizzata è per sua stessa natura iniqua poiché la persona colonizzatrice ottiene dei benefici a spese della persona colonizzata. (da www.racialequitytools.org's glossary)

Appropriazione culturale: il furto di elementi culturali [altrui] per il proprio uso personale, per la mercificazione e il profitto – inclusi simboli, arti, linguaggi, tradizioni, ecc...- spesso senza la comprensione, il riconoscimento e il rispetto del loro valore nella cultura originaria. Risulta dalla presunzione del diritto di una cultura dominante (per esempio bianca) ad appropriarsi di elementi culturali altrui. (da www.racialequitytools.org's glossary)

Blackface: rappresentazione di una persona nera/non bianca da parte di una persona bianca ottenuta in particolare attraverso la pratica del tingersi il viso di nero. Si tratta di una rappresentazione caricaturale nata negli Stati Uniti nella prima metà dell'800, con cui attori e attrici bianchi-e interpretavano persone schiavizzate africane liberate, esibendo tutto il repertorio di luoghi comuni associati alle popolazioni africane, ridicolizzandole e identificandole con tratti fisici esagerati e con pigrizia, superstizione e buffoneria. Per questi motivi, la pratica del blackface è da considerare razzista. (rielaborato da ilpost.it) Nota: su questa pratica e sul suo significato consiglio questo video realizzato da AfroitalianSouls.

Fragilità bianca: condizione delle persone bianche in cui, di fronte a un discorso sulla razza o il razzismo, "anche una minima quantità di stress razziale diventa intollerabile e porta ad una serie di modalità difensive, che includono la manifestazione di emozioni come rabbia, paura, senso di colpa e comportamenti come argomentazioni, silenzio e abbandono della situazione stressante. Questi comportamenti hanno la funzione e lo scopo di ripristinare l'equilibrio razziale bianco" (da DiAngelo R., White Fragility. Qui un suo video interessante in inglese). Si tratta quindi di reazioni difensive delle persone bianche quando per esempio viene fatto notare loro che hanno detto o fatto qualcosa di razzista. Lo scopo di queste reazioni è mantenere la posizione dominante delle persone bianche all'interno della gerarchia socciale razzialmente determinata; non si tratta quindi di debolezza, ma di un potente strumento di controllo razziale bianco e di protezione della supremazia bianca e dei privilegi bianchi.

Bianchezza: la bianchezza fa riferimento a una dimensione specifica del razzismo che ha lo scopo di rendere le persone bianche superiori alle persone non bianche. Questa definizione si contrappone alla rappresentazione dominante nell'educazione mainstream del razzismo come isolato a comportamenti determinati che alcuni individui possono o non possono dimostrare, e trascende la denominazione di specifici privilegi. Le persone bianche sono teorizzate come attivamente formate, definite,influenzate ed elevate dalla loro razzializzazione e dalle consapevolezze individuali e collettive in essa formate. (La bianchezza è quindi concettualizzata come una costellazione di processi e pratiche piuttosto che come una entità unica). La bianchezza è dinamica, relazionale e opera in ogni momento e su diversi livelli. Questi processi e pratiche includono diritti fondamentali, valori, crededenze, prospettive ed esperienze considerate condivise e comuni ma che sono in realtà permesse solo a persone bianche. (da racialequitytool's glossary) . Nota: sul concetto di bianchezza consiglio questo video della studiosa Gaia Giuliani.