4 maggio 2021

"LA MIA ISOLA LONTANA": UN ALBO SU IDENTITA', RICORDI E LOTTA

 


La mia isola lontana, scritto da Junot Diaz, illustrato da Leo Espinosa e tradotto da Giuseppe Iacobaci, è un albo illustrato dal tratto marcato, i colori vivaci e una storia coinvolgente e non banale. 

Già non è frequente trovare albi illustrati in italiano che rappresentino bambini o bambine dalla pelle scura.

Ancor meno frequente è trovare albi con protagonisti-e razzializzati-e che non trattino del tema della migrazione in modo traumatico, cioè con racconti di sofferenza/violenza/paura.

E ancor più raro, almeno per la mia esperienza, è trovare albi che uniscano a queste caratteristiche un racconto di attivismo e lotta .

La mia isola lontana è, più che un albo sulla migrazione, un albo sulla ricostruzione di un passato, quindi di una identità. Perchè Lola è arrivata da piccolissima nel paese in cui ora vive, quindi la sua migrazione non la ricorda. E questo è il suo problema, perchè visto che “i bambini [e bambine] della scuola di Lola venivano tutti[e] da posti diversi, la sua era la scuola dei luoghi lontani”, quando l'insegnante della sua classe chiede ai bambini e bambine di fare un disegno “del Paese da cui venite, la vostra prima nazione”, Lola non sa cosa fare, non le viene in mente nulla dell'Isola, visto che era andata via “prima di quando cominciano i ricordi”. (Degna di nota la scelta delle parole, impeccabile). Inizia così la ricerca dei ricordi. Non tanto i suoi, ma quelli delle persone del quartiere, della sua comunità, che avevano ognun* un ricordo particolare da condividere con lei: i pipistrelli “grandi come lenzuola”, la musica, la frutta, il caldo, l'uragano....la sua gente racconta e Lola disegna, disegna, riempie fogli, cercando di combattere la tristezza e la desolazione e anche la rabbia di non riuscire ad afferrare nella sua memoria qualcosa di quell'Isola.

Una storia della/sulla memoria e delle/sulle proprie appartenenze. Perchè “solo perchè non ricordi un luogo, non significa che quel luogo non sia dentro di te”, dice la sua abuela.

Ma anche una storia di resistenza e lotta, perchè quando Lola comincia a chiedersi “L'Isola sembra un posto bellissimo. Perchè siamo andati[e] via?”, emerge una storia di violenza: sull'Isola era arrivato un mostro, così forte da distruggere villaggi e cancellare famiglie. La paura. Ma soprattutto il coraggio, perchè alcune persone si ribellarono, “si stancarono di avere paura e andarono a combattere contro il Mostro”, e lo sconfissero. Persone comuni che, insieme, diventano eroi ed eroine.

Junot Diaz è uno scrittore dominicano naturalizzato statunitense che, all'età di 6 anni, lasciò la Repubblica Dominicana sotto la dittatura di Rafael Leonidas Trujillo Molina per riugiarsi con la sua famiglia negli Stati Uniti. Raffigurare il dittatore Trujillo come un mostro, racconta in una intervista, permette alle persone adulte di passare a Lola la loro storia, la storia del paese che hanno lasciato, in modo che lei possa comprenderla e rappresentarsela.

Una curiosità interessante: nella prima edizione statunitense del libro, il mostro era raffigurato di colore nero. Diverse comunità di lettori e lettrici Ner* hanno protestato contro questa scelta con la casa editrice, dal momento che rafforzava lo stereotipo del colore nero come colore della violenza, e avrebbe potuto rafforzare lo stereotipo verso le persone Nere come persone violente e distruttive. La casa editrice ha accolto la protesta, e nella nuova edizione il mostro è verde.

Un albo da proporre non solo ai bambin* ma anche a ragazzini e ragazzine più grandi, perchè mostra un modo collettivo per riprendere in mano la propria storia e il potere delle persone comuni, insieme, di cambiare la Storia.

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