C'è un bell'intervento della
scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie in cui parla di narrazioni. E,
fra le altre cose, di libri. Di libri letti da bambina, e di libri
letti e scritti da adulta.
Appena ho ascoltato quell'intervento
(che trovate qui), ho subito pensato ai libri come Specchi e ai
libri come Finestre, secondo l'espressione coniata da Rudine Simms
Bishop nel 1990 (“Mirrors, Windows and Sliding Glass Doors”)
e poi ripresa fra gli altri da Debbie LeeKeenan. Libri in cui ti
vedi rappresentato-a, in cui vedi riflesso te stesso-a e l'ambiente
in cui vivi, le persone che ti stanno intorno, e libri che ti offrono
uno sguardo sull'esperienza di persone diverse da te in mondi diversi
da quello in cui ti muovi tu.
Studiando gli approcci e le pratiche
educative anti-stereotipo e anti-discriminazione per bambini-e e
ragazzi-e (vedi il percorso “Mai troppo presto”), il discorso
sulla scelta dei libri, sulla lente anti-pregiudizio da usare nel
momento in cui si propone una lettura, è essenziale.
In questi anni ho letto e riletto un
sacco di libri. Albi illustrati, romanzi categorizzati come “per
giovani adulti”, graphic novels. Li ho letti e riletti indossando
la lente anti-pregiudizio, cercando buone storie, ma anche un certo
tipo di linguaggio, un certo tipo di personaggi, un certo tipo di
immagini.
Alcuni post di questo spazio saranno
dedicati a recensioni di libri che, in un modo o nell'altro, mi hanno
colpita.
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